giovedì 28 settembre 2017

Non una di meno-Obiezione Respinta! Padova

28 settembre 2017 in varie città d'Italia si è svolta la manifestazione "Non una di meno - Obiezione respinta!"

Padova

Copio dall'evento Facebook, perché è già ben esplicativo (facebook.com/events)


"OBIEZIONE DI COSCIENZA, OBIEZIONE RESPINTA!

Il 28 settembre Non Una Di Meno torna in piazza per denunciare l'obiezione di coscienza che trasforma l'aborto in un percorso ad ostacoli.

La scelta del giorno non è una casualità, dal 1990 il 28 Settembre è stato dichiarato Giornata di azione internazionale per l’aborto sicuro. Il 28 settembre si svolgeranno manifestazioni in tutto il mondo per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo.

Ogni anno nel mondo sono infatti quasi 50mila le donne che perdono la vita a causa di un aborto non legale e quindi non sicuro, mentre 41 milioni di adolescenti portano a termine una gravidanza indesiderata o conseguente ad uno stupro.

Continua ad essere in atto un attacco alla salute delle donne: ai corpi, alla psiche, ai desideri, ai bisogni, al piacere. Il 28 settembre 2017 saremo in piazza per rivendicare il diritto delle donne a scegliere sul proprio corpo e sulla propria vita.

L'obiezione di coscienza trasforma la scelta di abortire in un percorso ad ostacoli che mette a rischio la nostra salute; un'obiezione di coscienza molto spesso fondata su vantaggi lavorativi e di carriera anziché su motivi etici.

Inoltre una delibera di Regione Lombardia, in contrasto con la legge 194 che prevede solo obiezioni individuali, autorizza l'obiezione di struttura negli ospedali e nei consultori. Tutto questo non è tollerabile! Per questo vogliamo la cancellazione dell'obiezione di coscienza dal Servizio Sanitario Nazionale.

Scegliere l’aborto farmacologico è impossibile in molti ospedali. Vogliamo l’incremento della somministrazione della RU486, vogliamo poterla utilizzare fino al 63° giorno (oggi fino al 49°) e anche nei consultori con il supporto delle ostetriche (come già avviene in Francia da decenni!). Vogliamo essere considerate pienamente in grado di decidere, senza bisogno dell’obbligo di 7 giorni per riflettere sulla nostra scelta, previsto dalla legge194.

I Centri di aiuto alla vita colpevolizzano e umiliano le donne che abortiscono. Vogliamo che restino fuori dagli ospedali e dai consultori per evitare che le donne subiscano abusi e sofferenze da parte di chi si sente in diritto di giudicare le loro scelte. Anche il personale medico deve indicare tutte le scelte possibili senza giudizio e senza violenza. Anche per questo vogliamo che venga data la giusta formazione, su come gestire interruzioni volontarie di gravidanza, a chi decide di intraprendere la carriera di ginecologa/o – ostetrica/o.

Vogliamo contraccezione gratuita, educazione sessuale e consultori che siano luoghi aperti e spazi di confronto e una medicina che sappia mettersi in ascolto e che parta da noi, dai nostri saperi e dai nostri desideri.
Fondamentale è anche riappropriarsi di un sapere ostetrico e ginecologico femminista.
Pensiamo che la genitorialità sia una possibilità e non un obbligo e che la riproduzione debba diventare una questione generale e sociale non più solo a carico delle donne. Vogliamo la possibilità di partorire a domicilio, case di maternità in cui il parto sia affidato alle ostetriche e formazione contro la violenza ostetrica.
Il diritto alla salute e all'aborto si colloca nella più ampia cornice dell'autodeterminazione dei corpi e la sua negazione è una delle molteplici forme della violenza strutturale contro le donne che aggredisce tutti i campi delle nostre esistenze.

Il 28 settembre sarà una giornata di lotta per rimettere al centro i nostri corpi: che parlano, desiderano, lottano e vogliono scegliere!
Vi invitiamo a partecipare, a portare cartelli, messaggi, pensieri e la vostra rabbia, non portate bandiere di altro tipo. Portate invece un mattarello, simbolo dell'autodifesa"-------------------------------------------------------

Io ho partecipato a quella di Padova alle ore 12 in Piazza dei Signori, organizzata da Non una di meno - Padova, e ho fatto queste foto. Eravamo un centinaio, la maggior parte studentesse e studenti universitari.











I dati sono incredibili: in Italia il 71% delle e dei ginecologhe\i e 49% delle e degli anestesiste\i praticano l'obiezione di coscienza
il 40% degli ospedali non ha un servizio per l'interruzione volontaria di gravidanza
(Fonte Ministero della Salute, Ass. Luca Coscioni)

Il  Veneto è la seconda regione del Nord per medici anti-abortisti.

Altro dal sito di Non una di meno: perche-torniamo-in-piazza-il-28-settembre/

martedì 29 agosto 2017

La pietas straniante di Francesco Sassetto

La seguente recensione è a cura di Lucia Guidorizzi.

C’è una pietas, virtù essenzialmente umana, che deriva da uno sguardo spaesato e al tempo stesso lucido e consapevole nell’osservare il dolore e lo sradicamento, la disarmonia che governa il mondo e le relazioni umane.
Questa pietas rimane sbigottita davanti al male che puntualmente si manifesta nella ferocia indifferenza del quotidiano.
E proprio da qui, da questo sguardo consapevole della dolorosa precarietà insita nella condizione umana che inizia un percorso di consapevolezza che permette di accogliere e riconoscere, per effetto di consonanza, il proprio dolore e quello altrui, facendoli vibrare all’unisono.
Di questa pietas, virtù segreta e vigile, è permeato il bellissimo libro di poesie “Stranieri” (Valentina Poesia 2017) di Francesco Sassetto.


Già l’immagine in copertina annuncia con efficacia emblematica il tema che attraversa il libro: compare una moltitudine indistinta vista di spalle, diretta verso una destinazione sconosciuta.
Ed è proprio intorno a questa sola moltitudine, a questa comunità di anime non fuse, ognuna delle quali è portatrice di pena e di mistero, che si snoda la raccolta poetica di Francesco Sassetto, luminosa testimonianza degli anni bui che stiamo vivendo.
La raccolta è divisa in tre sezioni “Aqua alta”, “Altri annegamenti” e “Stranieri” che scandiscono un percorso attraversato da una profonda pietas eppur scevro da ogni sentimentalismo.

Nella prima parte, intitolata “Aqua alta” vi sono dodici poesie scritte in dialetto veneziano (con traduzione a fronte) .
La scelta di utilizzare il dialetto, lingua madre per eccellenza, diviene una sorta di rito apotropaico, davanti alla marea montante dell’ insensatezza del vivere che ci rende tutti apolidi e reciprocamente estranei.
Il dialetto anima la parola poetica di sonorità , di profondità musicale e, risvegliando gli affetti sopiti, è in grado di penetrare nei precordi e di sciogliere quelle emozioni che si sono cristallizzate a forza di rimanere inespresse.
In questo modo il dialetto diviene una sorta di esorcismo poetico contro il vuoto della società attuale e riconduce ad una visione più umana ed intima dell’esistenza.
Le poesie che compaiono in questa sezione evocano appunto l’acqua alta, fenomeno che periodicamente, in particolar modo in primavera e in autunno si manifesta a Venezia.
Si tratta di acque mnestiche, inconsce, che raccontano vicende dolorose, narrano di esistenze travolte e annientate da forze ostili.
La sezione è permeata da un senso di oscuro fatalismo, ma al tempo stesso da una stoica fermezza che permette a Francesco Sassetto di raccontare i drammi silenziosi del quotidiano, che spesso per fretta e distrazione, non sono neppure percepiti, come nella poesia “Aqua alta” che apre l’omonima sezione

“Xe spario Gigi,
                              ancùo xe sinque mesi, el paron
ga messo ‘n’altroa far co Dino i cafè.

Laqua domàn tocarà da novo i sentotrenta
E se sùpia siroco
                                              Anca de più.”

In “Mama”, dedicata alla madre, Francesco Sassetto ne racconta con  trattenuta commozione il suo disapparire con occhi asciutti ma con tenerezza profonda.

“Xe sta queo che ti volevi, ‘ndàr via de qua,
           dal girèlo, i dotori, la badante,
da qualche altra parte
                                              o nel gnente
megio che qua
                                      cussì
                                                      a spetar.”

In altre poesie compare la scuola, una tematica spesso presente nella poetica dell’autore, descritta come un carrozzone balordo e sconclusionato  pregno di burocrazia, malumori e disagi, ma al tempo stesso vissuta come luogo di trincea, di resistenza, ultimo baluardo di civiltà ed punto di partenza per una ricerca di senso.

La raccolta procede con la sezione “Altri annegamenti”, composta da undici poesie, tutte in italiano, a parte brevi digressioni dialettali, ed è pervasa dalla consapevolezza della condizione di fragilità che appartiene indifferentemente a tutti gli esseri umani, di qualsiasi razza, sesso, età o nazionalità appartengano.
Francesco Sassetto, nel descrivere questa fragilità, inizia col riconoscerla in primis in se stesso  in “Natale 2014”

“Dovrei smettere di fumare, ho due stent
                                                                    piantati nel cuore
il fumo fa male e anche questo mattino di luce imprecisa,
andare e tornare ogni giorno uguale
                                                                         stanca e fa male.”

Per poi raccontare in “Stefania” la banalità del male della violenza domestica a causa della quale ogni giorno vengono uccise tante donne.

“Poi sul giornale a pagina piena, la meraviglia,
il dolore di amici e parenti, due foto a colori,
le foto del prima e del dopo, un poliziotto
che stende il verbale
                                                          le stesse parole.
Non l’avevi davvero capito, Stefania,
il suo grande amore.”

O in “E arrivano ancora” dove si sofferma sul dramma dell’immigrazione clandestina

“e annegano ancora a dieci, a cento alla volta, ogni giorno
una nuova ondata, altri corpi gonfi di mare spiaggiati
detriti di mareggiata
                                          e il caporione leghista alla televisione
fa vomitare”

In quest’ultima appare anche una parte in dialetto, grazie al quale certe considerazioni acquistano un’efficacia più incisiva e drammatica.

Nella vita si può annegare in tanti modi diversi ma il risultato è sempre lo stesso.

La sezione conclusiva “Stranieri” racchiude nove poesie di cui una è in dialetto e le altre in italiano.
“Autobus n° 7” fotografa con acume il degrado della banlieue mestrina in cui un coacervo  disordinato di esistenze alla deriva manifesta quello che Freud definiva “il disagio della civiltà”
E qui, la pietas di Francesco Sassetto si fa alta, infiammandosi di una compassione profonda e al tempo stesso distaccata.

“Nel sette si respira la paura dell’animale
braccato senza via di fuga, occhi attenti
a scansare gli occhi dei migranti, odori aspri
di pelli e vestiti dei nemici, si respira

silenzio e ostilità, tacita avversione, ansietà,
si viaggia tutti a batticuore, tutti ignoranti,
stranieri e distanti, nella notte,
                                                            
                                                             tutti senza amore.”

Oppure nella poesia “Yan Lin” in cui la ragazza cinese protagonista per la sua condizione di sradicamento ricorda per certi aspetti la poesia “In memoria” di Giuseppe Ungaretti.

“Yan Lin sul permesso di soggiorno, ma qui il suo nome
è Giulia, fuggita da chissà quale campagna cinese,
                                        di Mao e del libretto rosso Giulia
non sa niente, ma sa bene la miseria,
                                                             l’acqua alle ginocchia
                                                              la schiena che si spezza
la risaia che ammala e ammazza.”

La perdita del nome da parte dello “straniero” comporta anche la perdita dell’identità e contribuisce ad alimentare la sensazione di spaesamento che compare anche nella poesia di Ungaretti.


“Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese..”

A proposito dell’opera di Francesco Sassetto spesso si è parlato di “poesia civile”, ma la sua scrittura va oltre ogni definizione e categorizzazione, in quanto profondamente umana e come tale è in grado di e-ducare chi la legge, conducendo il lettore fuori dagli angusti confini del suo Ego.

Lo sguardo spaesato e spiazzante del poeta non celebra, non sentenzia, non definisce, ma semplicemente accoglie il conradiano orrore della contemporaneità, auscultando il cuore di tenebra di mondi alla deriva e trasforma in canto quel battito oscuro e a tratti indecifrabile.

Francesco Sassetto sa che ogni dolore ed ogni solitudine hanno il medesimo valore in quanto è la condizione umana stessa a renderci tutti stranieri sulla terra, a noi stessi e agli altri. Perciò indaga nelle pieghe di esistenze sulle quali nessuno si sofferma e vede nel volto dello Straniero il volto stesso della condizione umana.

Il risultato di questa sua ricerca è un libro bellissimo intriso di pietas e di coraggiosa opposizione al dilagare dell’indifferenza che travolge la società ed il singolo individuo e leggendolo, s’impara a riconoscere e ad accogliere lo Straniero che portiamo dentro di noi.




Lucia Guidorizzi

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P.S. Trovate il libro a questo indirizzo: www.ibs.it 


venerdì 18 agosto 2017

Poesia anti Trump

“La Poesia è viva e lotta assieme\per noi” lo dico sempre e lo dirò fino alla sfinimento. 

Una prova lampante è il progetto “Locofo Chaps” dell’editore William Allegrezza (originario dell’Indiana, USA, e con nonni marchigiani) creato per Moria Poetry, la sua casa editrice. Nei primi 100 giorni della presidenza Trump ha pubblicato 100 plaquette (piccoli libri di poesia), rigorosamente anti-Trump, che ha poi spedito singolarmente alla Casa Bianca come protesta. 






Ogni plaquette - adesso sono più di 116 - è scritta da un\una poeta. Voci disparate che si sono scatenate su vari temi e in varie forme contro l’amministrazione in carica. Allegrezza dice che non ha ricevuto alcuna risposta dalla Casa Bianca, ma sente questa forma di protesta molto catartica. 





Dicevo che colpisce la ricchezza di voci diverse, sia nella forma che nel contenuto.

Per esempio: “Weathered reports: Trump surrogate quotes from the Underground” di Amy Bassin e Mark Blickley, è un libro altamente ironico, fatto di citazioni di personaggi (Putin, Gheddafi, Osama Bin Laden, Saddam Hussein, Mussolini, Pol Pot e altri), che potrebbero esser state pronunciate da Trump, viste la tematiche e le argomentazioni delle frasi.

Un’altra forma la troviamo in “Intersyllabic Weft” di Maria Damon, Adeena Karasick, Alan Sondheim, dove riconosco e mi rallegro del flusso linguistico filosofico musicale di Karasick. Tra le altre balza una frase: “è questo il modo in cui viviamo nell’anno privo di maghi”.

“If they hadn’t worn white hoods, 8 million would have shown up in the photographs” di John Bloomberg-Rissman e Eileen R. Tabios già svela dal titolo l’ironia feroce contro Trump e l’ondata di odio a cui, con le sue parole, ha dato man forte. La plaquette è una sorta di modulo da compilare inserendo il proprio nome in ogni frase che inizia con “I regret”, mi rammarico di\rimpiango di… con tutta una serie ironica di riferimenti a cose dette o fatte da Trump, contro la democrazia, i neri, le donne, i collaboratori, il popolo e altri ancora. Termina con la frase: “Rammaricarsi? Rimpiangere? Siamo seri, sono perfetto, non ho rimpianti.”

“Don’t say his name” di Donna Kuhn raccoglie poesie di riflessione su di noi e su questi tempi. Interessante vedere la quantità di domande che pone nelle sue poesie, tra cui quella più forte e che chiude proprio la poesia che dà il titolo alla raccolta: “siamo condannati?”



Trovo che sia meravigliosa questa forma di protesta - pacifica, letteraria e variegata – e chiedo a voi lettori e lettrici se sapete di casi del genere in Italia (a me non ne vengono in mente).

Parte del pubblico presente alla lettura del 15 luglio

Le plaquette possono essere scaricate gratuitamente in PDF dal sito dell’editore, oppure le si possono comprare a prezzo ridotto. Vedi moriapoetry.com

E’ stata fatta una lettura corale presso Myopic Books a Chicago lo scorso 15 luglio.


Janine Harrison


Sheri Reda


Le foto sono prese dal profilo Facebook dell'editore Allegrezza.

martedì 1 agosto 2017

La stagione della pietra - di Myriam Massicci

Splendido testo di Myriam Massicci, l'ultimo della saga di 4 racconti. Scritto in maniera affilata e secca. Emozioni profonde che partono dall'autobiografico per espandersi all'universale. Un testo molto importante perché utile per tutte quelle persone - noi - che soffrono o hanno sofferto in acerbi e calcolati rapporti umani. Da leggere e far leggere.

Ecco il racconto completo.



La nostra saga frogstokiana sull' "amore e altre crudeltà" giunge cosi al nocciolo duro della riflessione. L'argomento sembra identico, ma il mio nuovo sguardo, implacabile, rovescia i connotati di tutta la storia.
Che fine hai fatto ...imbecille? Hai fatto tabula rasa di tutti noi. Hai seppellito i tuoi amici del venerdì sera. I venerdì dei sollazzi proibiti, discoteche ed innocue trasgressioni. I venerdì delle menzogne per tenere occultato il tuo margine di ardita sperimentazione. Hai cancellato anche me. Hai cancellato tutto di me, perfino il mio ricordo. Non mi hai concesso neanche un residuo di amicizia. Quell’ amicizia superficiale e di facciata che si concede a tutti ,perfino alle merde (su faccialibro).Immagino che il fatto che io non abbia tollerato di essere stata trattata come un oggetto usa e getta e abbia reagito, ti ha parecchio turbato visto che ti sei murato dietro la tua aggressività tagliente e le tue minacce : ti sei dissolto. Se pensi che scaraventando le persone nell'oblio dei tuoi bassi fondi psichici esse scompaiano dal palcoscenico dell'esistenza, ti sbagli di grosso! No, non funziona cosi. Si ,è vero. Ho sbagliato a contorcermi dal dolore, piangere, urlare, imprecare, pregarti. Ti ho spaventato a morte. Ma forse non abbastanza. Mi sono in parte trattenuta per risparmiarti: avrei potuto farti saltare in aria per quanta disperata follia mi era esplosa nel cuore lacerato. Non eri abituato a tanta intensità emotiva : tu credi che sia segno di fragilità , tu invece ti credi un duro. Uno che soffoca le sue emozioni per sentirsi forte e dominare gli altri, uno tutto d'un pezzo, impenetrabile e implacabile che recita il suo copione. Uno che da' consigli di merda ai suoi amici del tipo: "in amore vince chi non ci casca", oppure "non bisogna innamorarsi dell' amante ma solo usarla e divertirsi". Ti ho fatto credere che la vita mi avesse cancellato ,ma non è cosi. Io sono qui. Sono passati 4 anni ma sono ancora qui. Il tuo veleno non mi ha uccisa del tutto anche se una parte di me è stata intaccata ,dunque sacrificata ,per salvare il resto. Non sarò mai più la stessa, è chiaro. Tu sei un calcolatore, un opportunista. Uno che pianifica ogni mossa e calcola freddamente vantaggi e convenienze personali sulla pelle degli altri. Il veleno ha alterato ogni mia cellula fino al nucleo ma dove c'è un veleno c'è un rimedio; adesso non temo più le serpi come te perché mi circola in tutto il sistema il siero antiveleno! Posso essere, se volessi, più stronza di te adesso. Se volessi. Ma io non voglio. Rimango fedele a quella che ero un tempo. A ciò che mi ricordo di me stessa prima del tuo passaggio letale. La cosa grave è che sei convinto che l'astuzia sia' la più alta virtù per raggirare il prossimo e ritagliarsi un posto nel mondo. Sei convinto di dover lottare contro tutto e tutti e imponi questa ristrettezza mentale alla tua esistenza e a chi la subisce. Ma Grande Madre dei viventi, prima o poi un imbecille cosi sbatterà pure contro la tua armoniosa e spietata grandezza ?! Mi dicevi che il mio amore ti scioglieva e ti indeboliva. Semplicemente ti spogliava della tua insensibile corazza, cozza che non sei altro! Il nostro incontro è stato un cataclisma e una catarsi per entrambi. Sei saltato per aria. La tua vita è stata capovolta e ti sei ricostruito in fretta e furia un' altra vita alla quale aggrapparti più saldamente come fosse un salvagente. Ti sei scelto una ragazza molto più giovane di te , te la sei lavorata a puntino ,( come sai fare tu) affinché ti adorasse. E l'hai convinta ,con il tuo lato sexy ombroso da marpione, (come sai fare tu) che sei l'uomo della sua vita. E' la tua specialità farci credere che sei l'uomo del nostro destino, l'uomo dei nostri sogni. Non so come fai :ancora oggi sono qui a chiedermi come mai anch'io sono caduta in questo delirio ,in questa fantasmagoria letale. E' una trappola per la nostra sete d'amore e tu sei scaltro abbastanza da assecondarci per sfruttarne i vantaggi. Serpe. Lei ti adora e delira per te: e cosi ti sei scavato una confortevole tana per l'inverno ma prima o poi la tua merda di ombra infetta trapelerà, e risulterai essere il suo peggior incubo da sveglia. Comunque vada a finire questa tua nuova vita è la gabbia perfetta che ti meriti. Io invece non ho ricostruito nulla sulle mie macerie : sono ancora in alto mare e navigo libera sull'onda. Hai voluto giocare ad un gioco più grande di te, ma non avevi le carte giuste, presuntuoso. Per di più vuoi giocare senza coinvolgerti ,senza rischiare, senza esporti, senza metterci anima ,cuore , fegato. Quando sono esplosa, per disperazione, dolore, rabbia perché mi hai usata e buttata via come una merda ,tu ti credevi già al riparo. Sbagliato! Non si è mai al riparo da ciò che si semina. Io sono te .Tu sei me. Siamo tutti il nostro peggior nemico :lo sei stato per me , lo sono io per te. Siamo tutti interconnessi dall'inizio dei tempi. Questa legge universale oltrepassa i limiti della tua ottusità. Dovrei smettere di nutrire risentimento? Si ,hai ragione ma il perdono ha molti desolati paesaggi da attraversare e molte rigide stagioni da vivere per smorzare e diluire il veleno che è in circolo nel corpo. Ci sono traumi freschi che vanno a scavare e disseppellire antichi traumi. Ho attraversato la stagione del "che vuoi che sia, non è successo nulla". Poi la stagione della dannosa follia. Poi la stagione della collera vendicativa. Poi la stagione del dissolvimento nell' ombra luttuosa e consolante del "non ci sono per nessuno". Poi la stagione dell' insensibilità desertificante. Adesso sono nella stagione della Pietra. In questa conquistata durezza mi sostengo ,mi ergo, non cedo. Con questa nuova consistenza mi son rimessa in piedi perché la mia flessibilità e cedevolezza hanno osato una nuova sostanziale e salda verticalità .
Spero prima o poi di finirla con te. Di rimetterti il tuo debito ,senza chiederti nulla in cambio. Sparisca anche la tua ombra.Mi sarebbe bastato solo un tuo sguardo, che mi dicesse:" Mi dispiace ,ma non posso farci nulla". Non si tratta di perdonarti,tu non ti meriti nulla: si tratta di ritrovare la mia pace.
Tutte le esperienze si dissolvono e lasciano un nucleo sostanziale che diventa parte di noi. Tu no. Tu sei un osso duro. Una concrezione fossilizzata, ostinata. Un grumo consistente, denso, compatto cristallizzato che faccio ancora fatica a disciogliere, diluire, disgregare ,liberare, assorbire, digerire, mandare in circolo. Tu resisti allo scorrere del grande fiume dell'esistenza. Tu non te ne senti parte. Tu ti isoli e mi isoli. Tu resisti. Tu combatti. Ti agiti convulsamente, non ti arrendi. Tu sei colui che mi ha portato sul bordo estremo delle mie possibilità di elaborazione e comprensione :di là c'è il Nulla, un vuoto dove l'umano non ha voce. Mi hai spogliato di tutto. Sei colui chi mi ha fatto precipitare rovinosamente sulla dura terra ; con te ho scoperto il nucleo duro e indistruttibile dell' anima. Il suo scheletro resistente .Ho scoperto che anche la delicatezza, la tenerezza, la dolcezza più estreme hanno un nucleo infrangibile duro come il diamante.
Questa è la stagione della Pietra .

Massicci Myriam

Per gentile concessione dell'autrice.
In cartaceo o pdf nella rivista della manifestazione frogstock

giovedì 15 giugno 2017

Torna "L'Orecchio di Dioniso"


L’Orecchio di Dioniso
Festival internazionale di Poesia, Video e Arti visive
23 – 24– 25 giugno, 2017 Forlì e Cesenatico

Ne avevo già parlato in questo blog l'anno scorso a maggio, dopo aver assistito alla prima edizione. 
La seconda è ancor più ricca e succulenta e in tanti non vediamo l'ora di vedere\sentire\godere di tutti gli eventi che Walter Valeri, Matteo Zattoni e Pina Piccolo hanno creato e organizzato. 
Giorgia Monti ed io, in qualità di presidente e vice-presidente dell'Associazione Culturale LESTORDITE , siamo ben felici e onorate di dare una piccola mano per la diffusione di questo imperdibile Festival
La Poesia non ha mai ucciso nessuno, anzi! E' viva e lotta assieme a noi. Quindi, non abbiate timore, vi aspettiamo tra il pubblico! 



Programma del festival

VENERDì 23 GIUGNO / FORLì

ore 18

APERTURA FESTIVAL

Rassegna internazionale di Video Poesia
Poeti nelle città
Introduzione Maria Pia Arpioni

ore 18:30

SEZIONE VIDEO POESIA

Geopoeticon

progetto di video-poesia internazionale; regia Odveig Klyve/Kari Klyve-Skaug

Poesie a New York

con Walter Valeri; regia Lorena Luciano, Filippo Piscopo

Till Damaskus

con Ghayath Almadhoun; regia Marie Silkeberg

ore 19

Divini Canti

Con Carmelo Bene, Salomè Bene; Film-Documentario RAI 5 –Studio Uno; In Commemorazione della strage di Bologna
Regia Felice Cappa

ore 21

Video-istallazione

Produzione Ubikteatro

Il Giardino delle Delizie: Un viaggio tra particolari e misteri di Hieronymus Bosch

con Francesca Sarah Toich, Gianni de Luigi, Livio Pacella, Dragana Milosevich; regia Andrea Santini

ore 22

“Omaggio a Andrea Brigliadori”
a cura di Matteo Zattoni

RECITAL POETI ITALIANI

con
Francesco Gabellini    Isabella Leardini   Stefano Maldini   Irene Paganucci   Annalisa Teodorani
Sede: Palazzo Romagnoli, via Albicini, 12 Forlì


Sabato 24 giugno / FORLì

ore 18,00

Presentazione Antologia poetica internazionale

Muovimenti

introduzione Bartolomeo Bellanova, Pina Piccolo
con
 Ghayath Almadhoun   Fernanda Ferraresso   Mark Lipman    Gentiana Minga
Thomas Tsarapatis     Antonieta Villamil
interventi musicali e set a cura di Guethy Sini e Hakuna Matata

ore 19,30

Video-istallazione

Produzione Ubikteatro

Il Giardino delle Delizie Un viaggio tra particolari e misteri di Hieronymus Bosch


ore 21

RASSEGNA DI VIDEO POESIA

Geopoeticon

progetto di video-poesia internazionale; regia Odveig Klyve/Kari Klyve-Skaug

Poesie a New York

con Walter Valeri; regia Lorena Luciano, Filippo Piscopo

Till Damaskus

con Ghayath AlMadhoun; regia Marie Silkeberg

ore 21:30

RECITAL INTERNAZIONALE DI POESIA

Una Sola Moltitudine

con
Ghayath Almadhoun (Siria)       Odveig Klyve (Norvegia) 
Fernanda Ferraresso (Italia)    Mark Lipman (USA)     Antonieta Villamil (Colombia)
Sede: Palazzo Romagnoli, via Albicini, 12 Forlì



  

Domenica 25 giugno/Cesenatico

ore 17

 RASSEGNA DI VIDEO POESIA

Geopoeticon

Progetto di video-poesia internazionale;  regia Odveig Klyve/Kari Klyve-Skaug

Till Damaskus

con Ghayath Almadhoun; regia Marie Silkeberg

Poesie a New York

con Walter Valeri; regia Lorena Luciano, Filippo Piscopo

Il ventre di Palermo

con Franco Scaldati; In occasione del XXV anniversario della strage di Capaci
produzione RAI – CRT ARIFICIO; regia Felice Cappa

Divini Canti

Film-Documentario RAI 5 –Studio Uno, In Commemorazione della strage di Bologna; Con Carmelo Bene, Salomè Bene
Regia Felice Cappa

ore 21.30

RECITAL INTERNAZIONALE DI POESIA

Una Sola Moltitudine

con
Idriss Amid (Marocco/Italia)      Thomas Ioannou (Grecia)
Gentiana Minga (Albania/Italia)     Thomas Tsalapatis (Grecia)
Sede: Museo della Marineria, Via Torre Malatestiana, 18, Cesenatico

ELENCO POETI E COLLABORATORI
(edizione 2017)

Maria Pia Arpioni (Italia)
Mark Lipman (USA)
Bartolomeo Bellanova (Italia)
Ghayath Al Madhoun (Siria/Svezia)
Matteo Zattoni (Italia)
Fernanda Ferraresso (Italia)
Cinzia Lissi (Italia)
Odveig Klyve (Norvegia)
Pina Piccolo (Italia)
Francesco Gabellini (Italia)
Idriss Amid (Marocco/Italia)
Antonieta Villamil (Colombia)
Walter Valeri (Italia)
Gianni de Luigi (Italia)
Livio Pacella (Italia)
Thomas Tsalapatis (Grecia)
Dragana Milosevic (Italia)
Thomas Ioannou (Grecia)
Andrea Santini (Italia)
Gentiana Minga (Albania/Italia)
Felice Cappa (Italia)
Claudia Piccinno (Italia)
Francesca Sarah Toich (Italia)
Guethy Sini e Hakuna Matata (vari paesi africani)
Isabella Leardini (Italia)
Stefano Maldini (Italia)
Irene Paganucci (Italia)
Stefano Fariselli (Italia)
Associazione Poliedrica
Associazione voceDonna
LESTORDITE Associazione Culturale 
Libreria Ubik/Irnerio
Art in Counseling/Bertinoro
Associazione Teatro Aenigma
“progetto Ombre,Tracce, Evanescenze”
Associazione Mikrà
Casa Editrice l’Arcolaio
Società Editrice “Il Ponte Vecchio”
qudulibri
L’Ortica
Edizioni Arcoiris
Edizioni Terra d’Ulivi
CONTATTI
ufficio stampa: itcne@aol.com
TEL 3441495715

domenica 28 maggio 2017

Obbediamo. Ancora?

Sapete che non faccio recensioni lunghe. Preferisco dar spazio alla Poesia. 
Quindi: "Gli Obbedienti", raccolta di poesie sul lavoro, scritto da nientepopodimenoche Francesca Del Moro e edito da Cicorivolta (2016), è un libro che DEVE essere letto.

Del Moro affronta tutti i temi sotto l'ombrello Lavoro: precariato, caporalato, razzismo, omofobia, sessismo, ipocrisia, falsità, dubbi, rospi ingoiati, paure. La condizione lavorativa di questi anni, ora, scandagliata senza tanti giri di parole di politologi\sociologi\criminologi\sarcofagi. 
Ci ritroviamo tutti e tutte nei suoi versi, così lucidi, ironici, secchi. 



Il libro è chiaramente uno spunto a riflettere, tutti, sul non obbedire, sul non schiacciare l'altro nel\per il lavoro. Una spinta a domandarci cosa stia succedendo da anni e come fare a fermare questo vortice.
E ulteriore prova che la Poesia è viva, attuale, vicinissima a noi.

La raccolta è molto potente, e l'ho amata sin dalla prima poesia, tanto che 5 componimenti li ho voluti nel mio ultimo spettacolo teatrale: "Affondata sul lavoro" (2 giugno 2017, presso il Festival della Canapa, Parco di Via Dragoni 52, Forlì. Ingresso libero), in cui, tra le tante voci di lavoratori e lavoratrici, la stessa Del Moro legge le 5 poesie in audio registrato.
E' stata dura scegliere solo quelle.

Consiglio vivamente il libro, acquistabile sia in libreria che a questo link (dove potete leggere altre poesie online): cicorivoltaedizioni.com

E venite il 2 giugno a Forlì a sentire le poesie lette da lei!
www.forlitoday.it/eventi





Jobs Haiku

La vita esatta.
La corsa della cavia
dentro la gabbia.





LVI

Sono le 8 e affidi la bambina

A tua madre quando ancora dorme
La rivedrai alle 19

Le chiederai se è stata buona
E lei non vorrà lasciare la nonna.

Non osi nemmeno calcolare
Quanti anni dovrai ancora lavorare
Se tutto va bene ma sai che non potrai
Essere nonna per tua figlia
Né più figlia per tua madre.

Ma in fondo c’è da ben sperare
Perché Chiesa e Stato hanno a cuore
La famiglia perciò ti mettono in guardia

Contro la deriva omosessuale.





LIX

Dicono noi dobbiamo
e tu non capisci
non sai chi noi siamo
in questi spazi invasi
dal discorde tam tam
lo sbattere dei piedi
sulla propria mattonella.
La rivolta neanche a parole
che si è così presi
a spezzare il verbo in quattro
a umiliarne il valore.
Non sai chi noi siamo
tra tutte le pagliuzze
da cercarsi negli occhi
le mille dita puntate
le mitragliate a salve.
Non sai chi noi siamo
tra gli o tempora o mores
con il dorso del polso
languido sulla fronte
la schiena che s’inarca
e trova breve sollievo
per poi piegarsi al padrone.



Per approfondire:

www.facebook.com/Poemata.ILLUSTRATI
www.facebook.com/francesca.delmoro

lunedì 15 maggio 2017

AFFONDATA SUL LAVORO

Il debutto del mio nuovo spettacolo teatrale "AFFONDATA SUL LAVORO" - scritto e interpretato da me, con musica dal vivo di Nicola Fabro - è fissato per il 2 giugno 2017 alle ore 17 presso il Festival della Canapa nel Parco di Via Dragoni 52, Forlì. Ingresso libero.



A 70 anni dall’approvazione della Costituzione varie voci, buffe\poetiche\amare\ironiche, esprimono ciò che vivono a proposito dell’Art. 1: Repubblica fondata sul lavoro.

In scena interpreto un testo attuale, fatto di testimonianze dirette di lavoratori e lavoratrici: dai giovani in studi legali e di architettura alle ballerine classiche, dai migranti di Africa e Europa dell’Est alle commesse dei supermercati.

Situazioni assurde vissute in una gimkana di precariato, caporalato, sessismo, omofobia, che sono quotidiane nell’Italia del 2017, raccontate con ironia, rabbia, umorismo, poesia e denuncia.

Uno spettacolo fatto di “voci” attuali.

Tra i contributi vi sono quelli letterari di due importanti donne della poesia: Maria Laura Valente e Francesca Del Moro.

La prima con i suoi “senryu”, componimenti di ascendenza nipponica, affini allo haiku quanto a brevità e struttura ritmica e metrica, legati spesso a questioni sociali o di attualità oltre che personali. I senryu letti da Maria Laura Valente sono apparsi nella rubrica americana “Haiku in the workplace”, edita dallo scrittore statunitense Jim Kacian, fondatore e presidente di The Haiku Foundation.

Le poesie di Del Moro, lette nello spettacolo, sono tratte dal suo libro “Gli obbedienti”, edito da Cicorivolta, 2016.

La musica dal vivo è composta, arrangiata ed eseguita alla chitarra da Nicola Fabro, giovanissimo compositore.

Lo spettacolo teatrale dura 80 minuti, si terrà nell’area Chill Out del Festival della Canapa, venerdì 2 giugno, alle ore 17, con ingresso libero.

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Lo spettacolo – scritto, diretto e interpretato da Serena Piccoli – è prodotto dall’Associazione Culturale LESTORDITE (Forlì).

http://serenadesert.wixsite.com/serenapiccoli

Qui il link all'Articolo su Forlì Today

giovedì 13 aprile 2017

Ti scrivo lettere, Boia

Un incontro molto interessante e raro, che ho apprezzato tanto, per scoprire la poesia romena contemporanea, sì è tenuto presso i Musei Eremitani di Padova, venerdì 7 aprile, grazie al poeta Alessandro Cabianca (grande organizzatore, sempre super attivo, a cui vanno i miei continui ringraziamenti per farmi\farci scoprire poesia italiana e non). 

Una delle tappe della tournée della rivista culturale romena Tribuna, a 60 anni dalla fondazione. 

Da dx il direttore di Tribuna, Mircea Arman, e i poeti Stefan Damian, Alessandro Cabianca, Ani Bradea


Il direttore Mircea Arman è l'editore di questa prestigiosa rivista nata nel 1884 come giornale di cultura e politica, il cui obiettivo era anche l'unità politica della Romania (la cultura come mezzo di armonia sociale\politica), visto che era sotto l'impero Austro-Ungarico. Numerosi furono gli italiani pubblicati: Pascoli, Carducci, Fogazzaro. La rivista nel 1957 è uscita in una nuova veste, dando anche l'internazionalità grazie a relazioni con francesi e italiani. Da subito hanno pubblicato poeti italiani tradotti in romeno e viceversa. 


In Romania è molto diffusa, distribuita in 4200 posti, tra cui anche nella Repubblica Moldova. 
Vi è pure in versione online http://tribuna-magazine.com/
E' molto ricca di contributi (non solo di poesia, ma di tutte le arti) ed è esteticamente accattivante, tanto da essere stata presentata in varie mostre d'arte. 

Il Prof. Stefan Damian ha letto alcune poesie dal suo ultimo libro: La provocazione dell'aria, edito da Nemapress Edizioni, con prefazione di Cabianca, scritto direttamente in italiano da Damian. 
Avevo avuto la fortuna di conoscere la sua poetica alcuni anni fa, sempre grazie ad un evento organizzato da Cabianca, e mi aveva colpito davvero tantissimo. Non potevo mancare a questo incontro! Infatti anche questa raccolta poetica è splendida.

Salvezza

La stanchezza d'oggi appiccicata
più d'ogni altra 
appendice della morte uccisa
sui muri delle chiese
screpolati dal vento della fede sconfitta.

E tu domandi incredulo
sotto quale colore scrostato
in che affresco
si trovi la salvezza?
Se di salvezza si può parlare 
quando la bocca impastata di terra
gorgoglia come un fiume strozzato
prima di arrivare al mare.


Damian ha anche tradotto in italiano il libro di poesie di Ani Bradea: Poemi dal muro, edito da Editura Tribuna 2017. Ani stessa ce ne ha lette alcune in romeno e Damian in italiano. Questo libro è splendido, sono rimasta molto colpita dalla scrittura di Bradea per forma e contenuto. Una delle tante particolarità è che le poesie della raccolta sembrano lettere indirizzate a un Boia, a cui lei si riferisce direttamente e chiamandolo sempre alla fine dei versi. Il libro, come si suol dire, l'ho divorato tutto d'un fiato, per le immagini che crea, per il dialogo con il Boia, per l'ironia che usa. 
Un gioiello poetico che consiglio. 

Poemi dal muro, di Ani Bradea
tradotto da Stefan Damian, Editura Tribuna 2017


La primavera viaggia col treno notturno.

La neve a strati seppellisce i mobili vecchi,
dell'altro passato.
sul pavimento
il buio e il freddo rotolano avvinghiati.

Mi dicevi che volevi fuggire insieme altrove,
dove non c'è inverno.
di aver acquisito in anticipo i biglietti di treno,
a prezzo ridotto.
con due posti al finestrino
dal quale poter ammirare con facilità la carne bianca della
notte
quando urta contro il vetro sporco.

Però questo è stato in un altro tempo...

Oggi ancora ti scrivo epistole
spedite in buste traslucide
tramite le quali si vedono i punti e le virgole.
anche le maiuscole si vedono,
sui fogli criogenati.

Abitiamo una sfera gelata.
io a nord,
tu a sud.

Il mio buio scivola.
il mobile antico della mia camera
precipita sul mobile in prestito della tua camera.
la radio annuncia codice rosso di tempesta di neve e gelo.

Un treno è rimasto bloccato tra le nevi in montagna.
tu aspetti su una banchina,
boia.
le peonie hanno insanguinato la tua accetta.


Le poetiche di Damian e Braidea sono voci assolutamente pregevoli e vorrei che in Italia avessero l'ampia ammirazione e conoscenza che meritano. Spesso ci indirizziamo verso l'America o l'Asia, a discapito, per esempio, dell'Est Europa. Diffondere la poesia romena in Italia, e soprattutto questi due pregevoli autori, non solo arricchisce la cultura di noi tutti, poeti e non, ma anche abbatte certi limiti\luoghi comuni.

I libri di Braidea e Damian nella Sala del Romanino,
Musei Civici agli Eremitani, Padova

Interessante il fatto che Editura Tribuna abbia pubblicato di recente un libro di Dino Campana, Canti Orfici, tradotto dal Prof. Stefan Damian. Cabianca ha introdotto la figura del poeta italiano dicendo una cosa su cui concordo: "Di solito la poesia è indipendente dalla biografia, nel caso di Campana ne è la sua biografia in versi". 
Dino Campana, nato a Marradi (Firenze) nel 1885, è sempre stato un ribelle in fuga che ha vissuto in vari paesi (in Russia come mozzo, con gli Zingari fino ai 19 anni, e poi Argentina, Parigi, Bruxelles, Bologna, Odessa). Frequentava grandi poeti, prigioni e manicomi. 

Cabianca ha poi letto alcune poesie in italiano e il professor Damian in romeno. 

BATTE BOTTE

Ne la nave
Che si scuote,
Con le navi che percuote
Di un’aurora
Sulla prora
Splende un occhio
Incandescente:
(Il mio passo
Solitario
Beve l’ombra
Per il
Quais)
Ne la luce
Uniforme
Da le navi
A la città
Solo il passo
Che a la notte
Solitario
Si percuote
Per la notte
Dalle navi
Solitario
Ripercuote:
Così vasta
Così ambigua
Per la notte
Così pura!
L’acqua
(il mare
Che n’esala?)
A le rotte
Ne la notte
Batte: cieco
Per le rotte
Dentro l’occhio
Disumano
De la notte
Di un destino
Ne la notte
Più lontano
Per le rotte
De la notte
Il mio passo
Batte botte.